TOMMASO BARGELLINI

Tommaso Bargellini, per gli amici Tommy Bi, pescatore nato e cresciuto a Rimini, classe 1986.

Da che ho memoria, ho sempre pescato, iniziai come molti bambini sulle banchine dei porticcioli davanti casa alla ricerca di ghiozzi e bavose, la prima canna era di quelle giocattolo che si comprano ancora oggi nei negozi di souvenir della riviera, un piccolo mulinello di plastica, qualche amo e fù subito magia e attrazione verso quel mondo sommerso che mi chiama ancora oggi. Al contrario di molti, mio padre non è pescatore ma mi regalò lo stesso la prima vera canna da pesca, una fissa da tre metri con la quale iniziai a dedicarmi a cefali e varie altre specie, con il tempo aumentai le attrezzature fino alle sette metri e le prime bolognesi. Andavo affinando la tecnica e guardavo verso il blu sognando prede sempre più importanti. Feci la prima licenza per acque interne nel 2000 in concomitanza con il primo scooterino con cui iniziai a girare cave e fiumi dell’entroterra. Lì scoprii i primi predatori e lo spinning, il bass fu il primo ad intrigarmi, fu poi la volta di cavedani e lucci. Per molti anni praticai un pò tutte le tipolgie di pesca ma lo spinning restava sempre al primo posto. Con la frequentazione dei forum ci fu la svolta, trovai appassionati come me e iniziai a fare sul serio, il lavoro e la macchina fecero il resto, iniziai a girare la Romagna alla ricerca di qualsiasi pesce predatore.

Scoprii e mi dedicai allo spinning saltwater in Adriatico molto presto e con pochi riferimenti rispetto agli attuali neofiti. Allora i serra erano un mistero, le spigole un’utopia e le grandi leccie amia una chimera. Quest’ultima è stata per me la preda fino ad oggi più difficile con cui mi sono confrontato, sulle nostre coste sono quasi sempre pesci over 20 kg, scaltre e smaliziate, a volte anche solo ottenere un inseguimento è il massimo risultato per la stagione. Ci misi quattro anni di lanci, mi dedicai all’autocostruzione di esche mirate, e finalmente la agganciai al termine di una giornata epocale con tantissimi inseguimenti a vuoto, portata a boga si slamò da sola, lo sconforto e l’amarezza non mi fermarono nonostante fossero ore che lanciavo a vuoto, rilanciai altre 5 volte e alle luci di un tramonto ormai avanzato ne agganciai un’altra, la salpai e la rilasciai dimostrando a me stesso che non bisogna mollare mai, fino all’ultimo lancio tutto può succedere. 

Collaboro con T3 DISTRIBUTION dal 2013, insieme ai ragazzi della tribe ho praticato lo spinning in tutte le sue forme dal light game al tonno rosso passando per il trout area, il bassfishing e il luccio per il quale ho fatto diversi viaggi in Irlanda e Finlandia. Unica gara a cui ho partecipato (due volte) è il wolrd predator classic in Olanda negli open di streetfishing, non cè stato risultato significativo ma grande gratificazione ed esperienza maturata.

Sono convinto che nel bene o nel male pescatori si nasca e che quindi per trovare se stessi e la propria natura bisogna seguire questo istinto. Come pescatori abbiamo la possibilità di godere della natura e i suoi abitanti, attraverso il paradosso della cattura e del rilascio siamo gli unici ad avere il controllo e l’interesse verso la sua preservazione. Lo spinning in particolare è per me una totale immedesimazione di se stessi nella preda sotto forma di insidia artificiale, diventare preda pensando come un predatore, abbiamo così il privilegio di entrare per qualche istante in quel mondo liquido che da sempre ci chiama e ci invita a restare.